Il fulcro attorno al quale ruota l'intensa e originale riflessione di Piero Stefani è l'ultimo capolavoro di Raffaello Sanzio: la Trasfigurazione (oggi alla Pinacoteca vaticana), commissionata dal cardinal Giulio de' Medici - futuro Clemente VII - per la cattedrale di Narbonne. Gesù si trasfigura: "Il suo volto rifulse come il sole e le sue vesti divennero candide come luce" (Mt 17,2). In questa luce, che trasforma l'immagine di Gesù, è condensata la componente pasquale del mistero della bellezza. La pittura, legata allo spazio, riesce a rappresentare simultaneamente quanto il tempo del racconto è obbligato ad esporre in successione. In una specie di composizione teatrale che vede i personaggi disposti su due piani, Raffaello colloca in alto la Trasfigurazione e in basso l'affollata scena della mancata guarigione, da parte dei discepoli, di un fanciullo indemoniato. Al volto di Gesù trasfigurato sul monte, corrisponde, per antitesi, a valle quello stravolto del ragazzo. Si tratta di una composizione senza precedenti, ripresa e imitata, una ottantina di anni dopo, da Peter Paul Rubens. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.